Il momento del crollo




Verso i cinquant’anni di mamma, accadono due eventi: mio padre va in pensione, io vado a vivere da solo.

Mia madre, come spesso succede alle mamme, ha sempre avuto in me, figlio maschio e primogenito, una lieve preferenza rispetto a mia sorella, incentivata anche da frequenti scontri caratteriali tra di loro.

La mia fuoriuscita dalla famiglia, aveva tolto a mia madre la possibilità di avermi al suo fianco come conforto nei litigi con mio padre e, aveva anche svuotato in parte il suo ruolo di madre, ruolo che ha occupato gran parte della sua vita.

Inoltre la presenza continua in casa di papà in pensione aumentava le difficoltà nei loro rapporti.

Mia madre cominciò a rendersi conto che il suo malessere diventava sempre più grande e decise, con un atto di consapevolezza, di andare al CSM (Centro di salute mentale) dell’ASL.



A fine anni novanta in Italia, nella mentalità generale, lo “Psicologo“ era considerato un mangia soldi, lo “Psichiatra” era per i matti e di solito si chiedeva aiuto al “Medico di base”.

Infatti, in precedenza alla coraggiosa decisione di mamma di andare al CSM, il suo Medico di base l’aveva riempita di ansiolitici.

A quel tempo e purtroppo talvolta ancora oggi, il Medico di base prescriveva anche psicofarmaci, di solito antidepressivi o ansiolitici.

Il Medico di base non può prescrivere psicofarmaci, se non su prescrizione di uno Specialista.

Potremmo anche parlare del ruolo oggi dei Medici di base, ridotti, spesso, anche per colpa della loro scarsa professionalità, a fare i burocrati e non solo a causa del “Sistema”, che ci mette molto del suo...ma questa è un’altra storia, che non tratto in questa sede.



Torniamo a noi...



Al CSM mia madre è assegnata a una psichiatra che le prescrive una terapia a base di antidepressivi e ansiolitici.

La situazione non migliora e dopo vari colloqui con la psichiatra di riferimento, le cambiano più volte la “cura”, sia come dosi e poi anche nel tipo di farmaco.

Non si capisce il “perché” questi sedicenti Psichiatri, non ti spiegano quasi mai che, per i primi venti trenta giorni l’antidepressivo produce effetti negativi, il paziente sembra addirittura stare peggio; solo dopo questo periodo il farmaco comincia la sua azione di miglioramento.

Questo é evidenziato in numerosi studi clinici, ma probabilmente(non vedo altra giustificazione) non lo spiegano perché pensano: “Visto che stai male, se ti dico che ti faccio stare peggio, tu non mi prendi la medicina”.

Inoltre, proprio per questo motivo, si dovrebbe iniziare da dosi molto basse, per alzarle poi con gradualità, invece troppo spesso prescrivono da subito la dose di mantenimento o di arrivo, così l’ammalato sta ancora peggio e abbandona prematuramente la “cura” o chiede di cambiarla.



Comunque, con pochi risultati, mia madre arriva alla menopausa, con tutti gli sbalzi di umore e ormonali che questa comporta, ed essendo già presente una sofferenza mentale... il crollo nel baratro è immediato.

A una prima fase di bulimia, dove mia madre mangia di tutto e spesso, aumentando di peso velocemente, le succede una fase in cui perde repentinamente peso e in pochi mesi diventa magrissima.

Il fisico così stressato, le causa una specie di collasso, che richiede l’intervento dell’ambulanza.

Comincia ad avere fissazioni e passa molte ore a letto, a poco a poco non riesce più ad esprimersi a parole (sintomo chiamato “afasia”), le giornate per lei non passano mai, vuole stare costantemente al buio, imprigionata da pensieri che nessuno comprende, non si lava, non mangia.
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L’odissea dei ricoveri



Mio padre cerca di affrontare la situazione e nel giugno 2002 porta mamma, per un consulto, in una Clinica privata vicina, convenzionata ASL, dove uno psichiatra interpreta (non che fosse difficile) i sintomi come una “profonda depressione” e consiglia il ricovero, ovviamente proprio presso la sua Clinica che, guarda caso per ogni ricovero, percepisce dall’ASL dei bei soldini.

Le Cliniche private vivono sulla base dei soldi che percepiscono dalle ASL (se convenzionate) o dagli stessi utenti, quindi ricordate sempre... che queste strutture, hanno anche altri interessi, oltre a quello della salute dell’ammalato, quando consigliano il ricovero.

Comunque in taluni casi, il ricovero è necessario, ho scoperto nel tempo, che le modalità dello stesso devono essere fatte in un certo modo, altrimenti non serve a nulla, anzi peggiora la situazione di chi sta male, mentre la situazione finanziaria, di queste Cliniche migliora!!



Mamma rimane ricoverata per un mese e mezzo e sarà dimessa con una terapia che, scopriremo dopo visto la nostra ignoranza in materia in quel periodo, si basava su vecchi farmaci con effetti collaterali pesanti, ma anche con dosaggio superiore a quello previsto dalle istruzioni all’interno delle confezioni stesse (chiamato comunemente “Bugiardino” che io chiamerei “Veritino”).



La terapia non tarda a fare i suo devastanti effetti e siamo costretti a portare mia madre  al pronto soccorso, per uno sfogo simile all’orticaria, effetto collaterale per le eccessive dosi  somministratele dal “famoso” psichiatra della Clinica privata.

Mamma abbandona quindi la terapia e qui... entro in campo io, resomi conto che la situazione era ormai precipitata, pensando con grande presunzione, di poter vincere la “battaglia”.

A quel tempo ero fidanzato con una neolaureata in Psicologia, che mi consigliò alcune letture specifiche riguardanti la “Malattia mentale” e, sempre tramite lei, riesco ad ottenere un consulto con un conosciuto psichiatra di un’ASL di un’altra Provincia.

Porto quindi, a questo nuovo consulto, mia madre e una serie di esami neurologici ( la TAC cerebrale), che nel frattempo gli avevamo fatto.

Questo nuovo Specialista ci consiglia una nuova terapia e un eventuale ricovero in una Clinica, sempre privata, più lontana verso Verona, inoltre dagli esami neurologici non si evidenzia nessuna anomalia.

Mi ricorderò sempre la frase che mi disse:“attenti a fare troppi esami neurologici, prima o poi su chiunque si trova qualcosa che non va...” questa frase sarà profetica come vedrete dopo.

Dopo il fallimento anche della terapia di quest’ultimo Specialista, che aveva portato alla perdita delle capacità motorie di mamma, causate da un’eccessiva dose di un neurolettico (nome: Haldol), decidiamo un ulteriore ricovero, nella Clinica privata e convenzionata di Verona, quella che ci aveva consigliato, dove dal settembre 2002 resta ricoverata per circa due mesi e mezzo.

Questa Clinica è divisa in reparti, ciascun reparto diretto da un Responsabile psichiatra e, colloquiando con alcune persone, ci siamo resi conto che se cadi nel reparto giusto, dove la responsabilità dello stesso è in mano ad un psichiatra capace forse qualche risultato lo ottieni, ma se cadi in quello sbagliato….

Indovinate in che reparto siamo caduti noi?... Avete già capito! Certo che un po’ di fortuna non guasta in questi casi, ma noi non ne abbiamo di certo avuta, almeno fin qui.



In tutto questo tempo il CSM (Centro di salute mentale), dove era in carico mia madre, non si fa sentire e non si interessa, la parola d’ordine per loro è stata “se non ti fai sentire, noi di certo non ti cerchiamo”.

Viene dimessa con una nuova terapia, con  farmaci più aggiornati ai tempi, ma sempre con dosi elevate e nel caso del neurolettico (alcuni lo chiamano anche antipsicotico) le produceva, come effetto collaterale, difficoltà motorie importanti.



“Neurolettico”…non pensate che sia una parola vagamente simile ad altre che abbiamo già sentito nell’uso comune?

Per esempio: “neuro” oppure “letto” oppure “narcolettico”, infatti non a caso si chiama così… se hai dei neuroni nel cervello te li mette a letto!

Nei Capitoli successivi cercherò, per quello che ho capito, di spiegarvi meglio la differenza fra le tipologie di psicofarmaci più usate: ansiolitici, antipsicotici/neurolettici e antidepressivi.



Mamma rimane a casa per circa due mesi, segue la terapia ma la situazione non migliora anzi, si decide pertanto di ricoverarla ancora, sempre nella medesima Clinica di Verona per valutare, tramite il collegamento con il Dipartimento di Neurologia dell’Ospedale Civile di Verona, se esistono cause neurologiche di deterioramento mentale, che spiegherebbero i fallimenti dei “sedicenti psichiatri”.

Viene sottoposta ad esami neurologici come la SPECT e batterie di test per capire il suo grado di funzionalità mentale.

Ora vi chiedo... ”come pensate che una persona imbottita di psicofarmaci, possa rispondere in modo adeguato a test ed esami neurologici?”, eppure lo psichiatra di Verona aveva questa, assurda convinzione!

La valutazione rispetto alle problematiche neurologiche diede un risultato ovviamente incerto e i Neurologi si espressero con un “forse Si o forse No”.



Siamo ormai a Febbraio 2003, mamma torna a casa e di notte si alza per mangiare tutto quello che trova, con conseguente aumento di peso, il resto dei sintomi non migliorano, nell’ultimo ricovero avevano solo deciso di togliere il neurolettico che creava problemi motori e inserire al suo posto un antipsicotico che, pur mantenendo le stesse funzioni terapeutiche, aveva minori effetti collaterali.

Le fissazioni aumentano, crede di perdere i capelli, una parte del palato, rimane per lo più a letto e non cura per nulla la sua igiene, noi dal canto nostro, facciamo quel che si può.



Pensavo di vivere un incubo e invece l’incubo doveva ancora arrivare, mamma comincia ad avere episodi di autolesionismo, procurandosi tagli sul corpo.

Ad ogni episodio di autolesionismo corrisponde un ricovero coatto, presso il nostro Ospedale Civile, nel reparto di Psichiatria.

Pochi giorni e poi di nuovo a casa, con guardie notturne e diurne da parte nostra e la paura costante dell’irreparabile.

In Ospedale cambiano ancora la “cura” con nuovi farmaci e dosi da “cavallo”, fuori schema anche rispetto alle istruzioni di confezione, decidono anche di rifare alcuni esami neurologici (risonanza magnetica cerebrale, encefalogramma, TAC, SPECT, esami del sangue ecc.).

Speravamo che questi esami servissero per capire meglio il problema invece, come abbiamo compreso dopo, era un tentativo di trovare un cavillo qualsiasi, per scaricare l’ammalata ad un altro reparto e lavarsene le mani.

Ricordate la frase che mi aveva detto lo Psichiatra dell’ASL dell’altra Provincia, sul fatto che cerca e cerca qualcosa si trova?... Adesso ne capivo il senso.



Trovarono, infatti, delle discrepanze nella Spect e nella Risonanza magnetica che, a detta degli stessi Specialisti di Neurologia, non evidenziano di per se la certezza di un problema neurologico, ma tanto bastò per il Dirigente di Psichiatria del reparto dell’Ospedale, per etichettare il caso come di non competenza del suo Dipartimento.

La “patata” ora passava a Neurologia, la quale ci disse che non avevano posti letto liberi e dopo dei test neurologici, bollarono mia madre come “Demente”.

Infine, sia Psichiatria che Neurologia, ci consigliarono, senza mezzi termini, di internare mia madre in una struttura a lunga degenza per tutta la vita e chiudere il “coperchio”.

Siamo stravolti fisicamente, mentalmente e moralmente, non sappiamo cosa fare, dove andare e dal reparto di Psichiatria dell’Ospedale ci chiedono insistentemente di riportare mamma a casa, devono liberare il posto letto…

Mi chiedo con le lacrime agli occhi, come siamo giunti fino a questo punto? Come è possibile che una persona di cinquantasette anni viene data per persa, considerata un numero, un ingranaggio rotto da seppellire dentro quattro mura.

Siamo in Italia, nel ricco Nordest, dove la Sanità Pubblica viene considerata un vanto per questa Nazione e invece mi sembrava di aver incontrato solo ciarlatani, incompetenti, reparti senza posti letto, strutture assenti.
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La svolta




In tutto questo tempo, fatto di delusioni e ricoveri avevo capito una cosa: “che non avevo capito” perché mi mancavano le conoscenze per valutare il problema dal punto di vista giusto, per comprendere che indirizzo prendere.
La testimonianza delle varie terapie, dei tanti consulti, finiti nel vuoto, era per me la prova che questi “Specialisti”, a mio modo di vedere, non avevano capito nemmeno loro, o peggio, non avevano avuto la pazienza di provare a “capire”.
La prassi era sempre la stessa, andavi da uno psichiatra, lui ti ascoltava, poi ti dava una terapia e ci si rivede fra un mese o nei casi peggiori ti ricoverano, ma l’approccio anche in ospedale non variava di molto, più hai problemi più ti aumentano la dose di farmaco o al massimo cambiano la terapia.
Senti tanti discorsi alla televisione da mega Professori sul modo giusto di affrontare il problema; la ricerca farmaceutica produce sempre nuovi farmaci che dovrebbero essere miracolosi, eppure questa è la prassi che ho trovato, quando è scoppiato il mio problema familiare.
Sapete perché questa prassi è la più diffusa? Perché ha molti vantaggi: fa vendere molti farmaci, è meno impegnativa per lo Specialista, le Cliniche private fanno molti soldi come le Strutture sanitarie a lungodegenza, dove sono richiusi gli ammalati considerati senza speranza.
Alla fine è sempre la solita storia paghi perché il “Sistema” possa continuare a farti star male, diventi un affare economico.
Avete letto? Ho citato il “Sistema”…. Si perché spesso i Medici non sono nemmeno consapevoli di quello che combinano, qualcuno ha insegnato loro ad agire in questo modo, qualcuno (il “Sistema” appunto) ha voluto che Medici incompetenti siano il tuo punto di riferimento, perché se tu che stai male migliori, tutto il business che c’è sotto va a farsi benedire.
Il loro approccio, a mio avviso, è quello giusto per far arricchire “qualcuno”(dalle Case Farmaceutiche alle Lobby nel campo Sanitario) e gli ammalati sono la linfa indispensabile di questo circolo vizioso.
Le spese dei Dipartimenti di Psichiatria sono fra le più ingenti nel budget del Sistema Sanitario.
Con questo non voglio dire che mia madre si è ammalata per colpa del “Sistema” ma di certo, sfruttando la sua debolezza, hanno contribuito a mandarla sempre di più “fuori di testa”, magari inconsapevolmente ma con un filo invisibile che li coordinava.
Forse vi sembrerà che queste considerazioni siano fatte da un assiduo lettore di “Libri Gialli”, che vede complotti sotto ogni sasso, eppure questa è l’idea che mi sono fatto, altrimenti non mi spiego così tanta mancanza di professionalità e di coordinamento nell’affrontare queste problematiche, con le conoscenze che ormai ci sono in questo campo.

Ma in questo caso, si trattava di mia madre, una persona a cui sono molto legato e non riuscivo ad accettare quello che mi dicevano, anche per le sensazioni che percepivo e che vi ho citato.
Ho perciò letto e studiato libri che mi hanno consigliato, ma soprattutto ho usato uno strumento  potentissimo: INTERNET.
Nella rete Internet ho trovato tanti racconti di casi simili, siti web, dove si descrivevano sintomi e protocolli di verifica diagnostica per capire se si tratta di questa o quella patologia.
Ho imparato la differenza fra “psicosi” e “depressione”, quali sono gli esami per valutare se una persona ha una “degenerazione mentale”, comunemente detta “demenza”.
Mi sono documentato su quali terapie sono considerate le migliori al mondo,  perché internet ti permette di capire quello che hanno fatto in tutto il mondo, per cercare di risolvere questi problemi.
Avevo quindi a disposizione una banca dati enorme su cui informarmi e cominciare finalmente il mio percorso per… “CAPIRE”.

Ma come avrei potuto avere il tempo di continuare a studiare? Di continuare a “capire”?... se mamma ritornava a casa non c’era tempo, c’era solo il “problema” da gestire, senza contare che, in tutto questo periodo, ho sempre lavorato, sfruttando permessi, le ferie e spiegando i miei problemi ai  colleghi, che per almeno un anno, mi hanno agevolato e per questo gli sono grato (grazie Diego, Elio, Olivo).
Visto il pericolo costante per se stessa e per gli altri e poiché le Strutture sanitarie se ne lavavano le mani, abbiamo deciso, come familiari, di fare un Esposto alla Polizia di Stato, per denunciare lo stato di abbandono e di pericolosità in cui versava mia madre.
Da qui in poi abbiamo avuto, finalmente, un po’ di fortuna, una Dottoressa di Psichiatria dell’Ospedale Civile ci consigliò l’ennesima Clinica privata a Vicenza che al suo interno aveva anche un Centro Studi, non solo per la Depressione, ma anche per malattie Neurologiche.
Il Commissario di Polizia, sulla base del nostro Esposto, fece un’audizione al Direttore del Dipartimento di Psichiatria dell’Ospedale Civile lo stesso che voleva scaricare il caso, contemporaneamente mi misi in contatto con il Responsabile del reparto di Psichiatria di questa nuova Clinica di Vicenza.
Dopo un lungo colloquio e viste tutte le carte ed esami, mi spiegò che, secondo lui, si trattava di una  “Depressione Maggiore” con risvolti anche neurologici e che per situazioni come queste i ricoveri di brevi periodi sono un danno e non una cura.
A suo dire, bisognava dedicare molto più tempo alla “questione” in un ambiente non casalingo, un “tempo” che non fosse dedicato solo al farmaco, ma anche ad attività ludiche, quindi mi consigliò un ricovero presso di loro per minimo otto mesi.
La retta era enorme e se la nostra ASL non avesse concesso il ricovero in convenzione, non avremmo potuto economicamente sopportare la spesa, senza vendere la casa di famiglia.
Voi ora probabilmente starete pensando quello che pure io ho pensato… ”ecco la solita Clinica privata mangia soldi”.
Questa Clinica aveva qualcosa di diverso, era più curata, non c’erano porte chiuse, gli ammalati erano in giro per il Reparto o per il parco, aveva una palestra, una sala disegno e una sala mensa per mangiare tutti assieme, dove gli stessi ammalati preparavano a turno la mensa.
Insomma, sarà stata la disperazione o la diversa sensazione che percepivo, mi convinsi di provare un ennesimo ricovero.
Perciò feci pressioni presso i Funzionari della Direzione della nostra ASL, dove incredibile ma vero, trovai più interessamento rispetto al Dipartimento di Psichiatria; inoltre la visita del Commissario di Polizia, presso il Dirigente dello stesso Dipartimento, aveva scosso quest’ultimo.
Per farla breve, l’insieme delle due cose costrinse il Dirigente di Psichiatria a concedere e quindi firmare i moduli di accreditamento della struttura di Vicenza, con il conseguente “via libera” al ricovero, solo per tre mesi e poi, dopo verifica, eventuali altri tre mesi.
Vista la situazione in cui versava mamma, incapace di intendere e volere, fummo costretti anche ad avviare la procedura “ dell’interdizione”, per poter decidere senza il suo consenso, dove e quando ricoverarla.
Il Delegato del Giudice Tutelare fece visita al Dirigente di Psichiatria che gli confermò, “senza ombra di dubbio” a suo parere, che mamma era “Demente”.
Mentre scrivo questi fatti, mi ritorna alla memoria la frase che questo “sedicente” psichiatra, nonché Dirigente di Dipartimento mi disse: “Non mi importa cosa dicono i Neurologi, potete andare anche dal premio Nobel di Neurologia, ma io vi dico che vostra madre è DEMENTE e la depressione non c’entra nulla…”.
Ecco un caso, come tanti, di Specialista e per di più Dirigente di un Reparto, che con troppa velocità decide la Diagnosi di un ammalato senza valutare con accuratezza le varie possibilità.

Con mamma “interdetta” e con l’ok della ASL per ricoverarla a Vicenza, in pochi giorni organizzammo il trasporto.
Ora avevo tempo per dedicarmi al “Capire”, tempo per imparare e per studiare.
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Informarsi, studiare, imparare



Avevo cominciato a leggere e a studiare, già prima del ricovero di Vicenza ed avevo iniziato a fare domande tecniche sui farmaci e sulle procedure di diagnosi a questi “sedicenti” psichiatri.

Con sorpresa, mi accorgevo, sempre più spesso, che c’era riluttanza e imbarazzo quando ponevo certe domande, spesso questi Specialisti si trinceravano dietro la frase “lei è uno Psichiatra?? Io lo sono e quindi si fidi”, in pratica non volevano darmi spiegazioni sul loro operato.

A tal proposito, inserirò in questo mio scritto degli allegati, che mi sono stati molto utili per capire le varie famiglie di farmaci e le loro caratteristiche di utilizzo.



Decisi di seguire due strade per informarmi e capire tramite i dati in mio possesso: la strada della “depressione/psicosi”(causa psicologica) e la strada della “degenerazione mentale o Demenza”(causa neurologica).

Ho scoperto che ci sono diverse forme di psicosi, di depressione e di degenerazione mentale, molti sintomi sono simili tra loro, mentre altri sono tipicamente unici, era quindi necessario fare una lista dei sintomi di mamma e confrontarli con le varie descrizioni delle patologie, per poi prendere in considerazione solo quelle che più corrispondevano al nostro “caso”.



Una volta selezionate le possibili patologie, si doveva rapportarle alle varie terapie che avevamo provato fino a qui su mamma, e confrontarle con quelle più consigliate nella rete mondiale, allo scopo di valutare se l’approccio, seguito dai medici che fin qui avevamo incontrato, aveva un senso.

A poco a poco mi feci l’idea che le varie terapie, somministrate fino a quel momento avevano colpito nel “mucchio”, infatti, gli specialisti avevano prescritto degli antidepressivi per la “Depressione”, degli antipsicotici o neurolettici per colpire la “Psicosi” e vari ansiolitici per colpire gli stati d’ansia, che spesso sono frutto delle prime due patologie.

Gli psichiatri avevano perciò deciso di non valutare in modo approfondito il problema, ma si erano limitati a seguire la via del “di tutto un po’” e poiché questo metodo non funzionava, hanno spostato il tiro sull’aspetto neurologico, inserendo esami clinici per valutare se era in corso una degenerazione mentale.

Spesso avevano prescritto, da subito, dosi normali o anche superiori alla norma, senza gradualità nell’inserimento, senza una valutazione attenta degli effetti collaterali; insomma mi sono fatto l’idea, che avevano agito frettolosamente e non avevano dedicato più tempo nel verificare l’andamento della situazione.

Gli esami neurologici non avevano dato dei risultati certi, ma solo delle indicazioni e, secondo il “Protocollo Nazionale” emesso dal Ministero della Sanità (trovato anche questo in Internet), non c’erano dati sufficienti per definire che si trattasse di una “Demenza” (come Alzheimer o di altro tipo).

In ogni documentazione da me raccolta, si evidenziava chiaramente che una terapia, se non adeguata, produce effetti collaterali che danneggiano anche l’aspetto neurologico di chi l’assume.



In seguito mi sono chiesto: “ma cosa succede nel cervello, quando vieni colpito da una delle patologie che ho citato?, come interagiscono i farmaci con quello che succede nel cervello?”.

Cercherò di spiegarlo in modo semplice sulla base di quello che ho capito studiando...il nostro cervello produce delle sostanze ogni qualvolta che pensiamo, proviamo emozioni, facciamo cose che ci danno piacere o dispiacere, quando vediamo una cosa bella o brutta, quando facciamo attività, ecc.; ed in base a questa produzione, regoliamo il nostro comportamento di conseguenza, infatti ridiamo, soffriamo, reagiamo, aumentiamo l’attenzione, lo sforzo fisico, ecc.

Quando non c’è il giusto equilibro di produzione di queste sostanze (perché troppa o troppo poca), ecco che compare un “disagio mentale” che colpisce anche il nostro “comportamento” ed anche la buona funzionalità del nostro fisico e delle nostre funzioni biologiche.

Le sostanze, che regolano tutto questo, sono molte e non tutte conosciute, nella “Malattia mentale” spesso si parla di: Serotonina, Noradrenalina, Dopamina, Adrenalina, ecc., questi nomi identificano alcune di queste sostanze che regolano il nostro modo di “Essere”.

La Scienza ha identificato come alcuni comportamenti anomali, causati ad esempio dalla “depressione”, sono legati ad uno squilibrio della Serotonina e non solo, altri come la “psicosi” sono legati alla Dopamina, ma le interazioni sono molte varie e complesse.

La giusta produzione di queste sostanze, non è solo il frutto di un buon funzionamento del cervello (ecco perché al Capitolo 1° avevo citato il termine cause “fisiologiche interne”), ma anche del tipo di vita (quindi anche da cause esterne) che conduciamo, non è quindi facile capire se il problema nasce dall’interno oppure se è causato dall’esterno o da entrambi.

E’ quindi fondamentale, avere la pazienza di capire chi è la persona che sta soffrendo, che vita ha fatto, che vita conduce, l’eventuale predisposizione familiare analizzando la sua genetica familiare e ricercando se altri familiari hanno sofferto di “Malattia mentale”.

Tutto questo per capire se ci sono solo cause interne (fisiologiche o genetiche) o anche esterne e quali hanno il maggior peso.

Questo compito è oggi, nel nostro Sistema Sanitario, assegnato alla Psichiatria, che dovrebbe quindi avvalersi anche della collaborazione di Specialisti Psicologi, ma troppo spesso questo connubio non esiste.

Lo Psichiatra, da solo, non basta per seguire e valutare un ammalato, serve un Team di lavoro (un gruppo di Specialisti).

In un prossimo Capitolo, vi svelerò secondo me, quale gruppo di Specialisti bisogna interconnettere tra loro, per creare un buon Team vincente.



E’ innanzitutto prioritario, escludere la possibilità che la causa sia la conseguenza di una malattia esclusivamente interna, come per esempio: Alzheimer, Parkinson, neoplasie (tumori) celebrali, ictus, problemi vascolari o ormonali come il mal funzionamento della tiroide.

Perciò prima di iniziare delle terapie bisogna escludere questa eventualità, tramite una serie di esami diagnostici come: Tac cerebrale, Risonanza magnetica cerebrale, ecografia dei tronchi sovraaortici, encefalogramma, esami del sangue, Pet, Spect, test neurologici, ecc., questo compito è di pertinenza della Neurologia e della Medicina di Base in genere.

”Quanti esami da fare!”, ma visto la complessità del problema più informazioni riuscite a raccogliere, anche attraverso esami diagnostici, e meglio è.

Ci sono tantissime persone che sono state rovinate da diagnosi incomplete, frettolose, e quindi curate per anni in modo sbagliato.

Se dopo tutte le verifiche diagnostiche, non avete trovato un’evidenza, intendo evidenza concreta e non un’indicazione o un “potrebbe essere” (attenti a non farvi rimbalzare da una Reparto ad un altro), che la sofferenza è generata da cause “fisiologiche interne”, allora la competenza del “caso” è di “Psichiatria”, e con quest’ultima, va impostato un percorso terapeutico, che sarà commisurato alla patologia che lo Psichiatra vi formulerà.

Anche in questo caso, cercate di capire se la diagnosi della patologia psichiatrica che formuleranno è esatta, perché troppo spesso ho visto etichettare la stessa diagnosi su persone con sintomi ben diversi tra loro…”Come fare?”... attraverso l’informazione, lo studio, la lettura e quindi la conoscenza dei sintomi tipici, delle patologie psichiatriche principali.

Se la diagnosi non vi convince, provate a valutarla tramite altri consulti, con diversi Specialisti. Convincersi che la diagnosi è quella giusta, permette di scegliere la conseguente terapia, evitando il più possibile devastanti errori di percorso.



Quindi riassumendo, bisogna conoscere le varie patologie che possono creare i nostri disturbi, conoscere quali sono i modi migliori per diagnosticarle, conoscere quali sono i modi migliori per curarle.



Sono d’accordo con voi, che tutto questo dovrebbe essere compito dei Medici, chi sta male di certo fa estrema fatica a seguire un percorso informativo del genere, lo stesso dicasi per i suoi familiari, ma avete letto cosa è successo a mia madre?... Io sono stato costretto a seguire questa via e spero che i lettori di questo mio racconto, traggano qualche informazione in più, rispetto a quello che normalmente chi dovrebbe informarti ti dice o peggio non ti dice.

Per aiutarvi, in questo difficile cammino, vi allegherò, come già detto in precedenza, delle dispense che mi sono state molto utili, l’argomento è vasto e questi allegati sono una piccola goccia nel mare delle informazioni, ma di certo raccolgono molte spiegazioni interessanti. 
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